






Alle crepe dell’Eden
In una notte
in cui le piume degli angeli
si struggono
con il silenzioso
lacerante e affannoso
mendicare
qualcosa,
vidi i piedi di una donna
posati sulla superfice
di un torrente che scorreva collerico
il viso
delicato,
le mani
libere
baciare
l’ombra sinuosa
dell’oscurità
vestita di
foglie secche
e un pugno di sabbia
scivolata impercettibilmente
dal palmo della mano
di un bimbo
che bracca farfalle e raggi di sole
la luna percorsa
da solchi profondi e indelebili,
lacrime versate con parsimonia,
in cotanto vagabondare
trovai
un fiore
dal profumo di sangue secco,
dalla consistenza di un soffio di vento,
dal colore di un tramonto feroce,
un brivido percorse la corteccia degli alberi
che mi circondavano,
una melodia
dalle labbra degli albori
si sollevò
impetuosa
incendiai una poesia
scritta con il tormento
dell’immoto,
il tempo ha cominciato
a perdersi
non importa
ormai più
del frastuono di una clessidra
del suo vibrante assordare l’umanità
dalle pagine
della mia anima
alle crepe dell’Eden
esattamente
un bocciolo
che si lascia trasportare
tra le discese
del proprio indescrivibile
SE QUESTO E' UN UOMO
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno:
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.
di Primo Levi


Storia di Natale
C'era una volta una piccola bimba dai lunghi capelli biondi e dagli occhi verdi,
gli abitanti del suo cuore erano fate e principi,
angeli e dimore da " e vissero felici e contenti",
ma già orchi, lupi, draghi e "caverne di sopravvivenze
l'imprigionarono rapendole i sogni.
Nel mentre cresceva edificava fortezze sempre più spesse ed innalzava mura sempre più alte per eludere i suoi nemici, con la sua armatura aveva imparato anche a giocare, come solo i cuccioli sanno fare e a gioire,nonostante, quando loro, poiché affaccendati da fatti adulti, le davano tregua. In quei momenti si guardava intorno e s'accorgeva che c'era altro oltre quel suo mondo: c’erano giovani che della leggerezza si nutrivano ed avevano nelle scarpe qualcosa che a lei non era concesso di capire.
E' cresciuta.
Alcune fate non sono state a guardare
e diversi angeli hanno fatto il loro lavoro,
dandosi il cambio per stanchezza
e l'amore a modo suo ha beffato pure la morte,
rapendole sorrisi e speranze
e l'abete con le sue minilucciole e con la sua democratica presenza
è sempre arrivato
(entra fiducioso anche nelle case dei poverelli!)
e ha raccontato
di lacrimoni, di delusioni e disillusioni, di perdoni e di doni,
per lungo tempo.
Sta arrivando un'altro Natale e c'è pure Rorò,
si sta facendo strada tra macerie e labirinti, abbattendo draghi ancestrali
e ai lupi sta raccontando che Cappuccetto Rosso non entra più nel bosco, perché hanno inaugurato una tangenziale per andare dalla nonna Enza,
gli orchi stanno rimpicciolendosi, divenendo piccoli uomini e piccole donne da evitare alla bisogna o da prendere a piccole dosi, lei l'aveva, ormai,capito bene, ma se la sua mano è stretta a quella di lui prendono, pure, le sembianze di persone care
delle caverne resta ancora molto e i fantasmi a volte fanno brutti scherzi, anche a Lui, perché usano le sue sembianze.
Ora sono qui con i miei occhi aperti,
come mi fossi svegliata da un lungo sonno,
qualche volta ho ancora freddo, i ricordi brutti non ti lasciano facilmente e la paura che possano ritornare i ladri dei sogni mi riporta in qualche caverna, ormai inutilizzata;
ho il mio cuore in mano, sono riuscita a difenderlo, sembra quello di un bimbo, perché ha fede, prendilo, Rorò e continua tu a far la guardia, finalmente io posso riposare.
La senti pure tu, Rorò, questa musica?
E' il valzer di Strauss,
ricordo che era l'unico sogno che sono riuscita a difendere,
volteggiavo per stanze, corridoi e nell'ascensore.
Vado a mettere l'abito di Natale e poi sono pronta,
andiamo a ballare.